
Giovedì 11 agosto ore 18.00 - Hotel Mare e Pineta - V.le 2 Giugno, 46 Milano Marittima SANGUE ROMAGNOLO. I COMPAGNI DEL DUCE: ARPINATI, BOMBACCI, NANNI (ed. ed. Minerva)scritto a due mani con LUCIANO FOGLIETTA. Introduce l’incontro il Vice Direttore de il Resto del Carlino BEPPE BONI L'autore  Giancarlo Mazzuca, giornalista di Forlì, già direttore de Il Resto del Carlino, del Quotidiano Nazionale e del Giorno, è stato inviato speciale al Corriere della Sera, vicedirettore a Fortune e alla Voce di Montanelli, caporedattore al Giornale. Ha scritto diversi libri tra cui La Fiat, da Giovanni a Luca (con Alberto Mazzuca), La Voce di Indro Montanelli, I Faraoni (con Aldo Forbice), La Resistenza tricolore (con Arrigo Petacco). Ha vinto premi come il Saint Vincent, il Campione d’Italia, il Guidarello, il Silone e il Montanelli. Attualmente è parlamentare nelle file del Pdl.
Il libro è stato scritto con Luciano Foglietta, romagnolo di Santa Sofia (FC), giornalista professionista ora ottantanovenne ha scritto oltre venti libri tra cui: Una valle per un’anima; Stalag IV B; I matti di Seguno; Un paese di frontiera; Il Boccaccio e l’usignolo; L’Elvira del caffé; Gian il contrabbandiere; All’ombra del Falterona; Preti e cioccolata; Storie di filo spinato (con Davide Argnani); Strapaese; Lassù sull’Alpe. Il libro  In un fazzoletto di terra, pochi chilometri quadrati, nell’aspra e solatia Romagna, sono nati e vissuti, in una manciata d’anni, a cavallo tra l’800 e il ‘900, quattro personaggi che hanno cambiato la storia d’Italia. Quattro uomini che, nel bene e nel male, hanno cercato di cullare un sogno: la speranza di cambiare la misera realtà in cui erano nati, l’orgoglio di vivere una vita degna di essere vissuta e di realizzare, con le proprie forze, un mondo diverso, forse perfetto, così distante dalla povera e cara terra, la Romagna, che hanno continuato ad amare per tutta la vita. Benito Mussolini, Nicola Bombacci, Leandro Arpinati e Torquato Nanni, amici-nemici da sempre, potevano nascere solo nella Romagna di quegli anni, dove per dirla con le parole di Torquato, il vero intellettuale dei quattro, “la politica non è interesse e non è dottrinarismo: è azione, è passione, è ribellione”. La loro vita sembra un romanzo: abbracciarono, nella loro gioventù, la causa socialista, ma poi, negli anni dell’interventismo, le loro strade si divisero e, dopo la Grande Guerra, le camicie nere di Mussolini deridevano Bombacci, che era allievo di Lenin e aveva fondato a Livorno il Partito Comunista d’Italia, cantando: "Con la barba di Bombacci faremo spazzolini per lucidare le scarpe a Mussolini!". Arpinati, a sua volta, era diventato Podestà di Bologna, mentre Nanni non abbandonò la causa socialista. Lottarono su fronti politici opposti, ma restarono amici per la pelle: se il Duce aiutò (in segreto) economicamente il comunista Bombacci, il fascista Arpinati salvò il socialista Nanni che stava per essere linciato dai camerati fiorentini. Poi il drammatico epilogo del 1945: Bombacci morì accanto a Mussolini, a Dongo, e Nanni fu ucciso dai partigiani nel tentativo di salvare Arpinati a Malacappa una frazione del Comune bolognese di Argelato.Divisi nella vita, uniti nella morte.

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